I registri interni dell’ospedale iniziarono presto a rivelare una serie di anomalie difficili da ignorare.
Alcuni brevi tratti delle registrazioni delle telecamere risultavano assenti, mentre i registri elettronici degli accessi mostravano movimenti insoliti proprio nelle ore in cui mia madre era scomparsa. Ancora più inquietante, il sistema di monitoraggio assegnato alla sua stanza era stato modificato, permettendole di allontanarsi senza attivare immediatamente gli allarmi su cui il personale sanitario faceva normalmente affidamento.
A quel punto sembrava sempre meno probabile che tutto fosse stato il risultato di una semplice svista.
Chiunque fosse coinvolto conosceva perfettamente il funzionamento dell’ospedale. Sapeva come operavano i dispositivi medici, comprendeva le procedure interne e aveva individuato il momento esatto in cui sfruttare pochi minuti di disordine senza attirare subito l’attenzione. Le registrazioni mancanti, i dati alterati e le modifiche ai sistemi di sicurezza lasciavano pensare a un piano preparato con estrema precisione.
Quella notte non persi soltanto mia madre.
Scoprii indizi che facevano pensare che gli stessi sistemi progettati per garantire la sicurezza dei pazienti fossero stati manipolati. Dietro di sé rimanevano documenti incompleti, dati modificati e una lunga serie di interrogativi destinati a rendere quel mistero ancora più difficile da dimenticare.